La Millecento nera
Mentre percorreva l’ultimo tratto del rettilineo che passa dinanzi al rifugio Passo Godi, nel sentire una macchina strombazzargli alle spalle, istintivamente sterzò verso il ciglio della strada. Appena il tempo di vedersi superare da una Millecento nera, che gli pneumatici della sua Atala cominciarono a pattinare sull’erba bagnata. Solo ruotando con maestria la forcella verso l’interno della carreggiata riuscì a evitare la caduta nella cunetta. Molti anni addietro non era stato altrettanto fortunato e, nel tentativo di proteggersi dall’impatto con una rete metallica, si era procurato un profondo taglio da tre punti sulla guancia destra; non con il ferro arrugginito, bensì con il bracciale metallico dell’orologio, una bella patacca pesante che, ironia della sorte, veniva reclamizzata con lo slogan tagliato per l’avventura. Turbato dall’accaduto, decise di fermarsi davanti al rifugio. Mentre si liberava del casco, il suo sguardo si posò sul volto femminile che sporgeva dal finestrino della Fiat parcheggiata sul lato opposto della strada. Con grande stupore ricordò di averlo memorizzato molti anni prima ma non era affatto invecchiato. La notte precedente aveva sognato qualcuno che, violando il principio di non contraddizione, gli diceva: «Una persona che non invecchia non è una persona».