La taglia sbagliata

«Cavolo! Tra poco chiuderanno i negozi.» Esclamò ad alta voce come fanno i bambini che hanno paura a restare da soli. Almeno per quella sera, aveva rinunciato alle pappardelle con il ragù di lepre, all’odore secco del legno di quercia e a quello dolce delle pietre di fiume delle trattorie tipiche del luogo. Il motivo dell’ammenda era da ricercarsi in un fastidioso indolenzimento dei muscoli addominali, che spesso Francesco provava a causa della taglia troppo piccola della sua bicicletta. Una decina d’anni prima ordinò un’Atala Planet taglia 54 e invece gli fecero arrivare una 52. Ma tale fu la smania di voler subito pedalare che si convinse di poter egli stesso riparare al grossolano errore nell’ordine a fornitore alzando la sella al limite del canotto. «Era meglio», avrebbe più volte sentenziato in seguito sotto gli acciacchi da errata postura «se mi fossi fatto accorciare le gambe di buoni 10 centimetri».

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